Pubblicato il

AU PAIRE

CAPITOLO 1

Quando Paris entrò per la prima volta in quella casa, all’apparenza del tutto normale, non si aspettava certo che una famiglia del genere potesse esistere
Quelle mura erano così simili a quelle tra le quali viveva che le sembrò quasi strano trovarsi in un paese straniero. Venne accolta calorosamente dal signor Waltz, un uomo sulla quarantina e dall’aria provata. La stretta di mano era energica ma non eccessivamente, non assomigliava alle mani callose di chi fa lavori pesanti, forse era un impiegato o qualcosa del genere
Il signor Waltz la aiutò a portare le valige in quella che sarebbe stata la sua stanza. Le diede le prime indicazioni sulla vita in quella casa e se ne tornò con la testa bassa al piano inferiore
Mentre Paris sistemava le valige e tastava il materasso sul quale avrebbe dormito iniziarono i rumori.
Al piano inferiore era entrata quella che presumibilmente era la moglie di Waltz
La voce della donna era tutt’altro che soave e per quanto capiva Paris stava rimproverando figlio e marito contemporaneamente e per due motivi diversi. “incredibile” pensò Paris
Doveva essere stata una giornata particolarmente storta per la donna.
Quello che Paris non sapeva, però, era che non era storta soltanto una giornata per la signora Klaudia Waltz. Era la vita intera ad essere storta.

CAPITOLO 2

Per buona educazione Paris decise di scendere e presentarsi alla signora Waltz.
Quando raggiunse la donna fu folgorata dal suo sguardo. Un misto di odio e disprezzo per niente celato. Uno sguardo giudice che senza vergogna emette verdetti nei confronti di chi si trova di fronte.
Paris sperò che fosse una brutta giornata e che l’indomani sarebbe migliorato ma le sue speranze furono disattese già all’ora di cena.
Quando entrò nella sala da pranzo si mise ad apparecchiare seguendo attentamente le istruzioni del signor Waltz. Klaudia cucinava e ogni tanto si affacciava e controllava che tutto si svolgesse secondo suo gradimento. La situazione era imbarazzante. Paris non osava parlare oltre che per le sue difficoltà con la lingua anche per la soggezione che le incuteva la signora Waltz. Non era in sala eppure era presente, il suo sguardo aleggiava su di loro e l’unico che sembrava non curarsene era il piccolo Ben, cinque anni. A lui non importava che sua madre fosse così minacciosa. Lui stava bene giocando e facendo capricci.
Klaudia entrò in sala da pranzo con un pentolone di stufato che Paris non aveva mai visto in vita sua. Un piatto tipico probabilmente. Mangiarono in religioso silenzio. Ogni boccone masticato da Paris era supervisionato da Klaudia. Sembrava che contasse il numero di volte che il cibo veniva masticato, il numero di bicchieri d’acqua versati, se osava allungare le mani sulla birra. “Parlaci di te.” ordinò improvvisamente Klaudia. Non era un invito, era un vero e proprio comando. Quell’atteggiamento autoritario e fermo lasciò spiazzata Paris che avrebbe potuto giurare di intravedere negli occhi della signora Waltz uno scintillio di soddisfazione.
“Ho studiato in un liceo vicino a Londra, vivo con la mia famiglia e sono loro ad avermi accompagnata. Tutto qui.” non voleva esporsi troppo, almeno non subito. “Molto bene, aiutami a sparecchiare.” Paris si alzò e sparecchiò insieme a Klaudia che non smetteva mai di guardarla. Il marito si occupava del bambino facendogli fare esattamente quello che voleva. In quella casa così ordinata, bella e accogliente Paris si sentiva come in una gabbia appesa nel vuoto e in balia del freddo e della pioggia come I prigionieri dei pirati. Sapeva che sarebbe stata lì dentro non più di un anno e cercò di farsene una ragione ma pensò “in un anno può succedere di tutto.” non aveva idea di quanto fosse vero.

CAPITOLO 3

“APRI QUELLA DANNATA PORTA!!” Paris sobbalzò, si era presa una pausa dopo aver sistemato il bucato, era da qualche settimana ormai che si trovava in quella casa e la situazione non aveva avuto cambiamenti. La signora Waltz era in perenne stato di irritazione. Pareva che l’unico a non subirne le conseguenze fosse il bambino ma Paris non ne era sicura. “Apri ho detto!” Paris aprì. Klaudia piombò nella stanza brandendo un lenzuolo come fosse un arma di fronte al viso della ragazza. “E’ così che si piegano? Rispondi! E’ così che si piega la roba degli altri??” Paris stava scoppiando in lacrime. Non sapeva perchè quella donna la stesse aggredendo. “Sta a vedere come si piega.” glielo mostrò. “Ora prova tu.” Paris in lacrime obbedì. Klaudia mostrava senza vergogna la sua esaltazione. Le stava facendo capire chi comandava in quella casa. Sorrise e se ne andò.

CAPITOLO 4

La situazione continuava a peggiorare, ormai Paris era vittima di angherie da parte di Klaudia. Quella donna odiava. Odiava nel più spregevole dei modi, odiava con gli occhi. Ogni volta che riusciva ad umiliare qualcuno ne gioiva e traeva l’energia per continuare ad infierire. Paris stava per esplodere, tra poco era sicura che avrebbe raggiunto il limite e prese una decisione che non si sarebbe mai aspettata prima di partire per la Germania: tornare a casa prima del tempo. Di comune accordo con I suoi genitori si fece coraggio e decise di dare la notizia ai coniugi Waltz. Nessuno disse niente, il marito perchè sottomesso alla donna, lei perchè aveva vinto. Certo che vincere per abbandono non è la stessa cosa. Aveva ancora qualche settimana per trionfare completamente. E nel modo che lei preferiva.

CAPITOLO 5

“Cara, vuoi seguirmi? Devo parlarti e mostrarti una cosa.” Cara? Era così che l’aveva chiamata? Non aveva frainteso la parola? Infondo era più probabile che qualche termine non venisse capito piuttosto che quella donna l’avesse chiamata ‘cara’. In ogni caso andò e Klaudia iniziò a parlarle. “Sai, è più di un mese che sei con noi e devo dire che sei una ragazza forte. Molto più forte delle altre che sono state qui nostre ospiti. Questo per me è un problema e credo che tu lo abbia capito fin dall’inizio che non mi vai molto a genio. Però mi servi.” “Signora Waltz, ormai ho preso la mia decisione, tra qualche giorno me ne andrò.” rispose Paris. Per una volta Klaudia non l’aggredì. “Lo so cara, lo so. Tu hai preso la tua decisione come è giusto che sia.” si stavano dirigendo in cantina. “Dovresti darmi una mano a portare di sopra una cassa di birre che è giù in cantina, è troppo pesante per la mia schiena.” Paris acconsentì. Scesero.

CAPITOLO 6

“Vedi, tutte le ragazze che sono state nostre ospiti erano autosufficienti, vivevano da sole e avevano perso i genitori. Forse era questa la loro debolezza ma nessuna è durata a lungo quanto te.” Paris era confusa. Da quello che le avevano detto quelli dell’agenzia le ospiti precedenti avevano tutte superato l’anno. Perchè ora quella donna diceva che non erano durate nemmeno un mese e mezzo? “Dov’è la birra?” “Non c’è nessuna birra.” Klaudia la colpì e Paris vide soltanto buio.

CAPITOLO 7

Era legata a una colonna. Quando si svegliò vide di fronte a sè Klaudia, raggiante con un sorriso sadico sulle labbra. “Sai, noi abbiamo un problema. E il problema sono I tuoi genitori che ti stanno venendo a prendere. L’abitudine che abbiamo è di uccidere le nostre ospiti e in seguito continuare a scrivere lettere che confermano quello che vogliamo che si dica. Già, parlo al plurale. Anche mio marito è coinvolto. Diciamo che a me piace guardare, non mi sporco le mani.” Paris provò a parlare ma era imbavagliata e non poteva rispondere. I suoi genitori sarebbero arrivati entro qualche giorno. Era sicura che per quella data Klaudia l’avrebbe tenuta in vita. Non si sbagliava.

CAPITOLO 8

Il padre e la madre di Paris varcarono il confine con la Germania una mattina di autunno. Procedevano tranquillamente verso la loro meta ignari del fatto che loro figlia fosse in pericolo. Klaudia li aspettava al varco, sapeva perfettamente quando sarebbero arrivati, con il cellulare di Paris aveva inviato un messaggio alla madre fingendosi la figlia e chiedendo per che ora avrebbe dovuto aspettarli. Arrivarono nel primo pomeriggio e Klaudia fu accogliente come non lo era stata mai. Chiese in un inglese elementare se erano intenditori di vini e li fece scendere in cantina dove diceva di tenere una botte di vino pregiatissimo, un vino arrivato direttamente dall’Italia per merito di suo marito che commerciava con l’estero. Scesero. Davanti il signor Waltz che parlava cordialmente in inglese con il padre di Paris, dietro le due donne che li seguivano. Di colpo le luci si spensero. Klaudia colpì in testa la madre di Paris che rotolò giù dalle scale di pietra facendo cadere anche i due uomini. Le luci si riaccesero. Il signor Waltz si alzò e premette il piede contro il petto del padre di Paris che non potè far altro che dirigere il suo sguardo verso una colonna alla quale era legata sua figlia. Il suo volto si arrossò un po’ per il dolore e un po’ per la rabbia che gli scorreva nelle vene. Afferrò il piede che lo teneva fermo e lo strattonò facendo cadere il signor Waltz. Si alzò in piedi dolorante ed estrasse la pistola d’ordinanza facendo fuoco contro la donna che stava per colpire sua moglie con un’accetta. Quando il signor Waltz, che cadendo aveva picchiato la testa, si riprese e vide sua moglie morta pianse amaramente.

CAPITOLO 9

Quando la polizia tedesca arrivò trovò la donna morta, il marito in stato confusionale e la famiglia di inglesi che aveva telefonato. La ragazza era ridotta a uno straccio. Guardava il padre che ricambiava il suo sguardo amorevolmente. Era sempre stato severo con lei ma non per questioni futili. Il caso fu catalogato come legittima difesa e alla famiglia fu permesso di tornare nel Regno Unito. Il piccolo Ben fu affidato a una zia mentre il signor Waltz fu ricoverato in una clinica psichiatrica. In quella cantina furono trovati sei corpi, alcuni dei quali già scheletri. Tutte le ragazze che erano state ospiti in quella casa. Paris sognò ancora quella donna, sognò ancora quella prigionia. Non si sarebbe mai più lamentata di avere dei genitori severi. Mai più.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...